Recentemente ho capito una cosa che a molti, immagino, potrà sembrare un po’ la scoperta dell’acqua calda: le comunità on line sono centrate sull’utente.

Ora, questa constatazione, benché perentoria, non sembra particolarmente cospicua quanto a implicazioni e si tende a non tirare le conclusioni che comporta. Tuttavia, se ci si pensa bene, l’affermazione di cui sopra vuol dire che l’utente genera una comunità nel momento in cui accede alla rete, una comunità che è composta dai legami che lo stesso utente instaura con l’accesso (penso alla comunità dei propri contatti, una volta che si accede a Facebook o a Skype) o con la produzione di un contenuto (penso ai visitatori del proprio blog o della propria pagina su Flickr).

Ora, si noti una cosa: questa comunità esiste solo agli occhi di chi la genera, ovvero esiste in termini fattuali ma proiettivi. Gli individui, che la connessione dell’utente riunisce nella comunità da lui generata, non vedono la stessa comunità che vede l’utente ma altre, generate a loro volta dalla connessione di quegli stessi individui. L’utente di partenza partecipa a quelle comunità ma non nei termini in cui crede di partecipare alla comunità che ha generato e in cui si muove (crede di muoversi).

È una situazione sottilmente paradossale (e parecchio ironica). La comunità che proietta l’utente non è un’allucinazione: esiste, funziona (tant’è che l’utente stesso la tiene in moto) ma vive uno status precario, più o meno temporaneo e, diciamo, essenzialmente soggettivo. Manca quella dimensione “oggettiva”, “pubblica”, “autonoma” che in genere si attribuisce alla comunità. Eppure una dimensione oggettiva esiste, che è poi quella dell’infrastruttura della rete e che, però, viene sistematicamente obliterata e diventa una specie di meta-comunità.

Se applicassi una lettura allegorica a tutto questo, deriverei conclusioni tra l’utopistico ed il disperato sulla società all’inizio del XXI secolo e, quindi, non lo farò. Mi limito a sottolineare la responsabilità essenziale che ha, adesso, il singolo rispetto alla comunità. I rapporti si sono ribaltati: prima era la comunità che generava il soggetto; adesso è il soggetto che la genera e la mantiene.

PS: per stavolta evito anche di tirare conclusioni su ciò che comporta in termini di canone della comunità tutto questo (in verità lo faccio solo perché non l’ho completamente capito ;-).


Ho tradotto buona parte di un’intervista di David Harvey a Giovanni Arrighi, apparsa sul numero 56 (mar.-apr. 2009) della New Left Review. In teoria, doveva essere solo una breve selezione ma poi mi sono fatto prendere la mano.

Segnalo che la prima parte della mia traduzione è apparsa ieri su Nazione indiana, postata da Andrea Inglese. La trovate a questo url:

http://www.nazioneindiana.com/2009/11/17/i-tortuosi-sentieri-del-capitale-giovanni-arrighi-intervistato-da-david-harvey/

Nonostante l’immensa quantità di refusi, che ho scoperto solo dopo la messa on line, consiglio di leggerla, perché da Arrighi si può davvero imparare molto (a me è capitato, per esempio).


tecniche di basso livello

Segnalo una recensione a Tecniche di basso livello, apparsa su Le reti di Dedalus (http://www.retididedalus.it/). La recensione è firmata da Alessandro Fabio Olivieri ed è raggiungibile a questo indirizzo: http://www.retididedalus.it/Archivi/2009/novembre/LETTURE/bortolotti.htm.


traccia 10295

04Nov09

l’inglese commerciale dei tuoi desideri.

http://canopo.splinder.com/


Dal settembre 2009, Marco Giovenale ha ripreso a produrre e distribuire bina, la famosa “lettera aperta e (a)periodica” a cui aveva dato vita insieme a Massimo Sannelli nel 2003. Si tratta dell’invio di una mail con una pagina allegata. Ogni pagina contiene un breve testo o un micro-saggio o una mini-silloge di testi. bina ha pubblicato autori contemporanei e (più o meno) canonizzati, italiani e stranieri, ed è una della ottime idee che Giovenale ha avuto nel campo dello sfruttamento degli strumenti digitali ai fini letterari (altri esempi sono gli opeb o la recente lettere grosse). Per ricevere bina basta fare richiesta e, per questo, vi rimando alla pagina dedicata sul blog di Giovenale: http://slowforward.wordpress.com/bina/ Continue reading ‘bgmole on bina n° 79′