la vita on line è asincrona

19Nov10

La rete gestisce la dimensione del tempo in modo peculiare rispetto ad altri media, soprattuto rispetto a quelli egemoni nella stagione da cui stiamo uscendo, ovvero radio e televisione.

Nel sistema radiotelevisivo il punto di massimo compimento è il “bello della diretta”, la coincidenza tra il tempo all’interno del medium e il tempo al suo esterno. E questo, tra le altre cose, implica anche l’idea di un grande tempo comune, un qualche tipo di scansione che vale per tutti, magari anche solo simulata nella successione delle stagioni televisive, nella somma delle puntate dei serial, nelle dirette su eventi più o meno epocali ma a cui tendere comunque, su cui sincronizzarsi, per ricomporre i propri vissuti privati, frammentati e alla deriva, in un simulacro di tempo condiviso. (Credo che si potrebbe fare una digressione, a questo punto, sul tempo mediale come risposta nevrotica alla distruzione da parte della relatività einsteiniana del tempo newtoniano, ma lascio stare ;-)

La rete mantiene la dimensione della simultaneità, implicita nella “diretta”, ma abbandona la sincronia. La relazione lungo l’asse del tempo, on line, è simile a quella con i reperti archeologici, nel senso che i contenuti on line appaiono come dei ritrovamenti, come il frutto dello scavo nell’archivio massivo della rete (e, allo stesso modo, la produzione di quei contenuti ha molti punti in comune con l’allestimento delle cosiddette capsule del tempo). La differenza fondamentale, mi sembra, è che mentre il reperto esalta la distanza storica, il contenuto on line stabilisce, con chi lo carica, una relazione di simultaneità, dando luogo ad un regime temporale di sistemi di simultaneità diversi, concorrenti e contraddittori. (Abbiamo finalmente accettato la relatività?)

La sincronia, ancor più che abbandonata, non è più cercata. Si cerca ancora una relazione con quello che potremmo definire un “tempo storico” (un caso emblematico è la copertura su Twitter delle rivolte iraniane dell’anno scorso) ma rinunciando ad un’idea totalizzante di un “tempo unico”. Nel caso dei tweet sugli scontri di Teheran, quel tempo storico era il coagularsi del flusso di comunicazione attorno agli hashtag #tehran, #iranelection, #gr88 e così via. E questo caso è interessante anche per notare come ogni sistema di simultaneità sia anche una mappatura diacronica di una comunità (di nuovo, guarda un po’, costruita attorno a delle parole chiave, delle parole scritte).

Concludo, segnalando di sfuggita quella che mi sembra la differenza con un altro regime di tempo mediale particolarmente significativo per noi, ovvero quello creato con la scrittura e/o la tradizione orale. Se questo è costruito sulla ciclicità della scrittura-lettura o della narrazione-ascolto (la ciclicità incorporata, per esempio, anche nel rito – e nella trama, non dimentichiamo), quando si è on line di nuovo il tempo è legato al rinvenimento, alla (ri)scoperta. Il ciclo viene eventualmente attivato ma in subordine (la trama è possibile ma come epifenomeno).



10 Responses to “la vita on line è asincrona”

  1. 1 Mauro Staffoni

    Notevole analisi, egregio bgmole.
    Mi ci sono imbattuto per caso e la lettura è stata interessante ed avvincente.
    Anzi, direi sorprendentemente pertinente con l’azione che stavo compiendo.

    Esattamente come spighi tu, mi ci sono imbattuto proprio nel gesto archeologico di cercare “altro”, scavando alla ricerca di un qualche reperto che verificasse un’ipotesi, che giustificasse una tesi. Carotando in luoghi in cui ipotizzavo ci fosse stata una qualche civiltà, ci fosse una qualche vita intelligente. Con questa attitudine ho trovato il tuo monile abbandonato, ed in perfetta simultaneità ne ho fruito, e ne farò tesoro nell’elaborare una parte di quell’altro che cercavo.

    La quasi-sincronia (in un raffronto con l’atemporalità della reperibilità delle informazioni in rete) con cui mi ci sono imbattuto (vedo che il post è recente, datato 19-nov-2010) è decisamente casuale, e (hai ancora ragione tu) non mi pare abbia alcuna rilevanza pratica per la mia esigenza conoscitiva, ne tanto meno con il tuo atto esplicativo.
    Non vi è alcun tempo comune tra le nostre rispettive esigenze conoscitive e comunicative. Noi non stiamo condividendo alcun istante di vita. Non stiamo facendo esperienza di alcun momento condiviso. Dopo questo “contatto intellettuale”, sorprendentemente, non ci accomuna alcuna esperienza.
    Esperienza che invece condivideremmo se avessimo assistito entrambi ad una diretta del torneo notturno di biliardo, ognuno appisolato sul proprio divano di casa.

    Ciao Mauro

  2. “Dopo questo “contatto intellettuale”, sorprendentemente, non ci accomuna alcuna
    esperienza.”

    esatto! la questione chiave mi sembra proprio questa. c’è una condivisione di senso ma non d’esperienza. ho l’impressione che il “trucco” stia nel fatto che nell’on line, che è uno spazio di scrittura, vige un tempo narrativo e che, quindi, la simultaneità sia appunto il tempo della narrazione. come quando leggi un romanzo e ti muovi secondo il tempo del narratore (non necessariamente della vicenda narrata). tuttavia, on line la narrazione non ha una trama e come tale non permette una vera ciclicità come quella del romanzo, per dire. ci devo pensare ancora un po’ su, però ;-)

  3. 3 Mauro Staffoni

    Ma no! Perché? Adesso che mi hai risposto, hai rovinato tutto. Ci siamo sincronizzati.
    Stiamo rischiando di condividendo un esperienza. Il tempo narrativo si sta’ frantumando e sta’ tornado l’Oggi pomeriggio.
    Era cosi confortevole e confortante non avere alcun scambio di fluidi vitali!

    Questo anelito alla vitalità e all’esperienza è proprio latente in tutti gli esseri umani, anche in quelli più vicini alla magnificenza ascetica dell’Orso.
    (Ecco perché facebook ha tanto successo).

    Addio bgmole

  4. 4 Mauro Staffoni

    Be’, rispondendo seriamente, credo che sia proprio il paradosso insito nella parola scritta (come in ogni opera d’arte “concreta”). Una volta che ha presa forma stabile (definitiva), prende anche una sua vita ed una sua storia autonoma dal pensiero (e dall’artefice) che l’ha generata.
    In questo modo vive di un suo tempo narrativo, come lo chiami tu.
    A mio avviso è un tempo-non tempo, un tempo atemporale, una parvenza di tempo, un embrione temporale.
    Galleggerà nel presente di chiunque sarà disposto a fruirne.
    Sarà simultaneo all’intuizione attiva dell’individuo che ci si connetterà e tenterà la sua decifrazione.
    Come dici tu, “come quando leggi un romanzo e ti muovi secondo il tempo del narratore (non necessariamente della vicenda narrata”, è il tempo dell’opera d’arte, il tempo dell’idea che si è mischiata alla materia e si è cristallizzata in un simulacro.
    L’on line mi pare un nuovo potentissimo cristallizzatore di pensieri. Con la peculiarità di sembrare, per la sua attualità tecnologica e la sua breve storia alle spalle, particolarmente simultanea ad ogni nostra corrispondenza intellettuale.
    L’effetto pare assai più eclatante che con i media più consumati, come il cinema, la letteratura, la pittura etc. Ma non credo sia molto differente in realtà.

  5. beh, come hai visto, abbiamo fatto alla svelta a perdere la sincronia ;-)

    cmq, sì, in linea generale credo che sia giusto quello che dici, ovvero che questa simultaneità asincrona sia già nella natura del testo scritto. in questo senso, la peculiarità dell’on line mi sembra la compresenza dei tanti testi e quindi dei tanti tempi.

  6. 6 Mauro Staffoni

    Ultima considerazione, poi ti lascio in pace ad aeternum ed interrompo la labile sintonia ectoplasmatica. (Mi scuso in anticipo per la prolissità).

    Quello che penso io è che infondo “la compresenza dei tanti testi e quindi dei tanti tempi” non è molto differente da quello che si trova in una pinacoteca. Vi coesistono tempi narrativi di uomini diversi di epoche diverse, del rinascimento, dell’ottocento, del Medioevo, della contemporaneità.
    Il punto è che il museo è un contenitore selezionato, e controllato.
    La prima evidente peculiarità del web è la mancanza di una selezione all’origine, perde i confini del contenitore ed ambisce ad imitare (o a competere con) la vastità della realtà. E ciò è già parecchio spiazzante di per se.
    La seconda, ed a mio avviso più interessante singolarità, è la quasi completa “democratizzazione” (o forse meglio popolarizzazione) del soggetto che è autore del “manufatto” da condividere (che sul web è spesso la parola scritta, ma è anche la fotografia, il video, e molto altro). Se prima vi era Il letterato, L’artista, Il fotografo (un establishment ben certificato dal loro bel “tesserino professionale”, della serie, tu in questa società sei l’intellettuale, pensa per noi, noi facciamo altro). Questo establishment stava sopra un palco ad esibire le proprie idee (non per forza originali ed autonome, e magari semplice specchio e sintesi del sentire comune) e tutto il resto della popolazione stava in platea ad assistere come pubblico. Ora on-line ogni individuo assurge al ruolo di soggetto e contemporaneamente continua ad essere pubblico e fruitore dell’altrui lavoro (senza peraltro che la ricchezza e l’originalità dei contenuti sia migliorata gran ché, ne’ per la verità peggiorata più di tanto).
    Questo nuovo panorama (fenomeno forse non del tutto nuovo in un ambiente controllato, ma sicuramente per la prima volta esteso potenzialmente a tutti), crea singolari corto circuito, a tratti realmente spiazzanti (con esiti tutti da verificare e credo non ancora del tutto prevedibili), per lo meno nel peso dei rapporti tra fruitore e creatore,
    … e soprattutto rende eclatante e su scala universale il meccanismo che evidenzi tu, di sintonia senza sincronia, (che non è una realtà inedita, ma certamente una realtà mai manifestatasi su così ampia scala).
    Ora questa sensazione di “tempo narrativo” (che enunci tu) non la si può più relegare all’opera d’arte (al romanzo), perché non la si sperimenta all’interno di un museo (una biblioteca), ma in un mondo intero, il web, il primo multi-media che ambisce a eguagliare la vastità e la complessità della realtà stessa. Chi vive on-line (e c’è chi lo fa davvero) vive, come dici tu, una realtà asincrona. Vive forse attimi di sintonia con altri individui ma sicuramente senza essere mai in reale sincronia con loro, come se si rapportasse con gli ectoplasmi che popolano un incommensurabile museo antropologico-popolare.
    E questo spiega in parte anche quella sensazione sepolcrale che provo quando mi trovo on-line. Sembra di comunicare con fantasmi, o con persone vive che paiono morte da sempre (mentre nei musei, se ti va bene, comunichi con morti che rivivono per un istante).
    La novità interessante è che queste persone “morte” ti rispondono.

    Curioso fenomeno,
    che dà le sue belle soddisfazioni paragnostiche.

  7. sono più o meno d’accordo con tutto e, per altro, molte degli aspetti che segnali mi hanno fatto ragionare parecchio (per esempio quella specie di legittimazione semiautomatica alla produzione di contenuti on line).
    chiudo quotando il tuo “che paiono morte da sempre ” che mi sembra davvero che renda l’idea!

  8. 8 Mauro Staffoni

    A distanza di qualche mese,

    a nuova dimostrazione dell’atemporalità del web,

    ed a proposito della “quasi completa democratizzazione del web” e di “quella specie di legittimazione semiautomatica alla produzione di contenuti on line”,

    mi sono imbattuto recentemente in questo breve scritto di Flaiano, che parlando del Blu di Prussia chiosa in modo emblematico l’ultima parte della discussione sul tuo ottimo post di qualche tempo fa (o di qualche istante fa? o di sempre? il web non sembra proprio una perfetta metafora per “visualizzarsi” la teoria degli Eterni di Severino … “ogni istante è eterno!” Che ieraticità! ho un brivido che mi corre su su per la schiena).

    “L’industria dei colori in tubetti risale alla prima metà dell’Ottocento e operò una delle più grandi rivoluzioni della pittura, pari a quella operata nel campo della legge dall’istruzione obbligatoria. Quest’industria >>>non ha di certo donato al mondo un solo genio di più, ma ha favorito molti di quegli amabili fenomeni laterali<<>>la verità a portata di tutte le tavolozze<<>>teorico autodidatta<<<."
    (da: Ennio Flaiano, “Autobiografia del blu di Prussia”, Milano, Rizzoli, 1974)

    Se cambi il soggetto sembra parli dell’avvento del web e delle sue conseguenze.

    Ciao,
    Mauro

  9. 9 Mauro Staffoni

    riporto lo scritto di Flaiano, che si è decomposto nell’istante di postare il tutto:

    “L’industria dei colori in tubetti risale alla prima metà dell’Ottocento e operò una delle più grandi rivoluzioni della pittura, pari a quella operata nel campo della legge dall’istruzione obbligatoria. Quest’industria non ha di certo donato al mondo un solo genio di più, ma ha favorito molti di quegli amabili fenomeni laterali, liberando i colori dal presupposto del mestiere.
    La Casa LeFranc è una premessa della natura per arrivare al Doganiere Rosseau. I tubetti uccisero l’accademia, l’ornato, il professionale; o, perlomeno, misero la verità a portata di tutte le tavolozze, il che non fa grande differenza. Ma, in cambio, l’industria ci dette il Blu di Prussia, il teorico autodidatta.”
    (da: Ennio Flaiano, “Autobiografia del blu di Prussia”, Milano, Rizzoli, 1974)

  10. questa cosa di flaiano e dell’industria dei colori non la sapevo ed in effetti calza a pennello con il tema del post e, in genere, con le tesi che sostengo su questo blog (che spero prima o poi di riprendere ad aggiornare!). mi sembra che il punto più generale sia che lo sviluppo dell’industria e dell’economia capitalista nei fatti, con l’aumento dell’accesso ai beni di consumo, hanno un potere liberatorio e democratico, con ricadute anche sull’accesso alla produzione culturale, sia in termini di fruizione che di creazione. ovviamente la cosa poi ha una sua trappola, qua e à ;-)


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: