di qualcosa a qualcuno

07Giu10

Uno dei tratti per cui apprezzo la scrittura (letteraria e non) on line, e che mi sembra la caratterizzi rispetto alla scrittura letteraria che viene diffusa in altri circuiti, è la condizione di palese isolamento e discontinuità o, in altre parole, di asincronicità in cui si trovano chi la produce e chi la fruisce.

Questa asincronicità, nonostante molte letture (non necessariamente sbagliate) della rete come luogo ulteriore della comunicazione istantanea e globale, mi sembra una delle dimensioni fondamentali delle attività on line e, tra le altre cose, permette alla scrittura letteraria di avere gioco su una specie di compito istituzionale ormai sclerotizzato: quello di parlare del mondo al pubblico, ovvero di parlare di qualcosa a qualcuno.

I motivi per cui questo compito si è sclerotizzato sono vari ed esulano la brevità di questo post. Mi limito a dire che sia il pubblico che il mondo hanno subito un processo di decostruzione talmente radicale che ormai quello che, nei circuiti culturali tradizionali, si chiede alla scrittura letteraria su quel fronte è poco meno di un miracolo o, da un altro punto di vista, poco più di una truffa.

La scrittura on line, invece, mi sembra affrontare più francamente la condizione di dissoluzione dei vari patti narrativi e culturali su cui si basava quel modo di intendere la letteratura e, mantenendone l’impulso, riconduca la scrittura che si vuole letteraria a riscoprire una sua natura funzionale, operativa, tecnologica. Ovvero, laddove non è più possibile quello che veniva presentato come un resoconto diretto del reale alla comunità, chi scrive cerca di lasciare delle tracce, mettere a disposizione degli strumenti, instaurare delle forme, ordinare dei reperti.

In attesa che, seguendo le correnti dell’affinità, del fraintendimento e della serendipità (direi i tre più potenti motori della rete), qualcuno trovi quello di cui, senza saperlo, aveva bisogno.



8 Responses to “di qualcosa a qualcuno”

  1. sottoscrivo,tentato anche di sovrascrivere-ciò chiarisce quel concetto di catastrofe semiotica di cui parlavi recentemente

  2. sì, sì, assolutamente. i due tratti sono collegati. in rete c’è una specie di sovrapposizione tra il momento del disastro e quello della ricostruzione archeologica, per così dire.

  3. Questa prospettiva corrisponde abbastanza bene alla mia esperienza di lettore “in rete”. Anche sui motori della rete trovo che tu abbia ragione.

  4. la condizione “da dopo-bomba” della rete è la cosa che mi ha affascinato subito, immagino proprio grazie al fatto che rispondeva ad una percezione, un sentimento che già avevo e che, appunto, credo sia diffuso. in qualche modo avevo la sensazione che fosse, sotto diversi punti di vista, quello che stavo cercando per lavorare sulla mia scrittura nella direzione che mi serviva. insomma, ho impostato il mio rapporto con la rete all’insegna dell’empatia più sfrenata :-)

  5. dopo averti letto su alfabeta2 e avere interloquito con te, incuriosito sono approdato al tuo blog (miracolo dal lavoro i blog sono interdetti, ma del tuo riesco solo a vedere i testi).
    ho una posizione molto critica nei confronti della rete, ne apprezzo le potenzilità ma temo anche i pericoli che porta con se, soprattutto per gli utenti meno provveduti. Diciamo che sto approfondendo per diletto e amore di conoscenza questo nuovo mondo.
    Mi piacerebbe che sviluppassi il tuo pensierio riguardo a quelli che definisci “i piu’ potenti motori della rete”
    ciao, carmelo

  6. per prima cosa: benvenuto, su questo blog e sulla rete ;-)
    sui tre motori, per sviluppare il tema in effetti dovrei avere idee più chiare delle intuizioni con cui mi muovo. in poche parole, però, mi sembra che le tre forze che agitano l’attività on line siano quelle tre che elencavo: il senso di affinità che, per esempio, genera le comunità attorno ai blog, i fraintendimenti quasi autistici che riempiono di commenti gli stessi blog o quelli che l’ipervelocità della fruizione sulla rete, l’inaccuratezza con cui vi vengono caricati i contenuti e così via generano, e infine la serendipità, ovvero il trovare qualcosa cercando qualcos’altro, che è quello che ci (o almeno: mi) spinge di link in link.

  7. grazie del benvenuto sul blog ( la rete la frequento in modo alterno daL 1999)
    queste forze che hai descritto, credo pongano dei problemi di consapevolezza se non di autocontrollo.
    raffale simone (studioso di linguistica che si è occupato del raaporto con il pc e con il mondo digitale -> http://rassegnastampabolano.blogspot.com/2010/07/raffaele-simone-tre-paradigmi-di_27.html
    in suo vecchio libro del 2002 credo (la mente al punto – laterza ) parlando dei modelli di pensiero utilizza 4 metafore: Ulisse, Colombo, r.crosue’ e sinbad.
    il rischio che paventa nella navigazione in rete è che si segua Simbad che naviga di link in link senza destino, senza destinazione senza avere un punto di “home” dove tornare.
    Ulisse vaga piu’ o meno avvenbturosomente tra “scogli trappole, tempeste e seduzioni, si abbandona occasionalmente ai piaceri anche perturbanti e stordenti, ma non perde di vista la sua destinazione.
    Il punto è che il nostro tempo è limitato rispetto all’infinita proliferazione di dati informazioni, notizie, immagini,suoni,video.

  8. data un’occhiata velocissima al link: mi sembra molto interessante e cerco di riprenderlo.
    cmq non vedo un pericolo specifico di consapevolezza per la rete. intendo: senza consapevolezza è pericoloso anche andare in bicicletta (scusa la banalità), non è un rischio che si corre solo in rete.
    cmq è come dici tu: il nostro tempo è limitato. ma lo è a prescindere dalla rete ed è da parecchio che la produzione culturale in senso lato, e letteraria più specificatamente, ha oltrepassato in modo massivo i nostri limiti. quello che la rete dà sono alcuni strumenti di gestione di questa proliferazione. non è un miracolo, non è una catastrofe. scappo ;-)


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