la logica culturale eccetera eccetera

02Feb10

Riporto una citazione dal famoso articolo di Fredric Jameson, Postmodernism, or The cultural logic of late Capitalism (datato 1984):

What has happened is that aesthetic production today has become integrated into commodity production generally: the frantic economic urgency of producing fresh waves of ever more novel-seeming goods (from clothing to airplaines), at ever greater rates of turnover, now assigns an increasingly essential structural function and position to aesthetic innovation and experimentation.

Questo sarebbe il quadro socio-economico generale in cui il postmoderno si instaura. Non entro nel merito ma riporto la citazione perché mi sembra che la “frantic economic urgency” sia ancora in moto e che, nei suoi ultimi passaggi, abbia generato quella specie di catastrofe semiotica che è la produzione di contenuti sul web.

La differenza introdotta, rispetto alla nascita del postmoderno, sarebbe di scala, appunto la quantità dei prodotti (a questo punto solo in senso molto lato) estetici. Con una conseguenza, per altro, a cui ho già accennato (e che, sia chiaro, non ho certo scoperto io ;-): la legittimazione apparentemente universale alla produzione degli stessi (che è un passo molto più radicale che non l’azzeramento delle differenze tra cultura “alta” e cultura “bassa” – a cui il postmoderno sembra aver dato luogo).

Meditate, gente, meditate!



5 Responses to “la logica culturale eccetera eccetera”

  1. jameson è il solito controversissimo superficiale,ma dice il vero.bg mole or come ora di ragioni ne ha più di lui,dice il verissimo,la catastrofe che ci vive in vece nostra,quel che ci rimane…ciao gh

  2. ciao riccardo,
    nota però che parlando del web uso il termine “catastrofe” in modo neutro (relativamente alla forza del termine, chiaro ;-). quello che intendo è che non me ne servo per dare un giudizio implicito: né negativo (il caos e la barbarie) né positivo (la palingenesi). è solo che la catastrofe è l’unico paragone che mi sento di fare di fronte alla produzione e all’accumulo massivo e costante di contenuti. credo che tu, avendo un link ad un tumblr (che è una piattaforma in cui questo fenomeno viene ulteriormente accelerato), capisca che cosa intendo.

  3. La differenza quantitativa, nel momento in cui si caratterizza come “catastrofe”, diventa qualitativa. I contenuti prodotti in rete hanno una legittimità diversa dai postmoderni rovesciamenti alto-basso, che appartenevano comunque ad un produzione culturale unidirezionale. E’ la distinzione produttore/”fruitore” che viene scossa in rete, anche se non proprio rovesciata. C’è qualcosa che sta accadendo in Rete, da anni, ma che non sembra avere la possibilità di porsi con una vera e propria “logica culturale”. Son temi complessi. E non vedo ancora teorizzazioni stringenti in giro. Ma forse sono poco informato. :-)

  4. compris,grazie di averlo precisato

  5. @omnia
    sicuramente la quantità modifica la qualità e l’indebolimento che giustamente sottolinei mi sembra un’altra faccia dello stesso fenomeno che indicavo – o un altro modo per descriverlo, non saprei.
    quello che intendevo, però, era che con il termine “catastrofe” non volevo dare nessun giudizio di valore al fenomeno del passaggio alla rete. si sa che in genere c’è un atteggiamento completamento polarizzato: o la rete è la barbarie definitiva (catastrofe in senso negativo) o la rete è la palingenesi anarchica (catastrofe in senso positivo). per conto mio è un fenomeno che ha la “forma” della catastrofe.
    a che cosa porti è tutto da vedere. però, a differenza di te, ho l’impressione che stia producendo una sua “logica culturale”.


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