la mediazione, l’aggregazione e nazione indiana

29Dic09

Tra le tante cose che andrebbero sottolineate, di un’esperienza così ricca come il blog Nazione Indiana (soprattutto nella versione 2.0), c’è sicuramente la capacità (unica) che ha avuto di assolvere ad una nuova modalità di mediazione che la rete sembra richiedere, ovvero quella dell’aggregatore.

L’aspetto che mi sembra più interessante, infatti, è che NI riesce a collegare diversi centri di dibattito in rete, costruendo una specie di aggregato, appunto, e dirottando il proprio traffico sui link del blogroll e su quelli degli autori dei commenti. In questo senso, funziona da punto di accesso privilegiato verso una porzione di rete alquanto caotica e dispersa (mi riferisco soprattutto alla blogosfera letteraria, ma non solo) a cui, in forza di un ruolo di hub, riesce a dare un ordinamento, una configurazione. Il fenomeno in parte è meccanico, essendo semplicemente il frutto della logica della rete, ma in parte è anche il risultato del lavoro di connessione che i cosiddetti “indiani” fanno, fuori e dentro la rete. Riconoscendo come interlocutori alcuni commentatori, li annettono alla propria costellazione di blog “amici” e implementano un circolo virtuoso di scambi ulteriori. Allo stesso modo, entrando in contatto con autori, critici, studiosi e così via, individuano ulteriori soggetti e contenuti da riversare nella rete, che se ne arricchisce in termini di qualità, di partecipazione e di quantità di relazioni – parametro non secondario quando parliamo appunto della rete.

Ora, questo meccanismo è diverso da quello messo in moto dai mediatori della produzione culturale che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Mettendola come al solito in termini estremamente schematici, nel caso dei “critici di una volta” la mediazione avviene attraverso un’operazione di selezione, cioè si mettono in contatto i fruitori con la produzione culturale trascegliendone alcuni prodotti particolarmente esemplificativi e/o eccellenti. Nel caso di Nazione Indiana, invece, si tratta come si è detto di un’operazione di connessione: si individuano alcuni interlocutori e con essi si costituisce una comunità a cui si fanno accedere i fruitori (si noti, tra l’altro, che in rete fruizione e produzione si confondono facilmente – non ne tiro alcuna conclusione in relazione al discorso dell’aggregazione perché altrimenti non ne esco vivo ;-). Certo, avviene una scelta anche nel caso dell’aggregazione e, tuttavia, non viene fatta nel tentativo di portare alla luce il nucleo significativo della produzione corrente. Al contrario, seguendo la logica schizofrenica delle comunità on line di cui ho detto nei post passati, si selezionano alcuni interlocutori piuttosto che altri perché con quelli scelti si costituisce una comunità, che oblitera gli altri implicati a loro volta in altre comunità ma in grado, sempre e comunque, di passare da una comunità all’altra e così via.

Questo è, più o meno, quanto. Tuttavia, prima di chiudere il post, devo aggiungere almeno altri  tre punti.

Il primo è che, sia nel caso della selezione che in quello della connessione, l’autorevolezza è un elemento chiave. Ora, al di là di tutte le considerazioni che andrebbero fatte, mi sembra di poter dire che l’autorevolezza di Nazione Indiana ha una doppia radice: è fortemente ancorata fuori dalla rete (non sto neanche a ricordare che tra i componenti ci sono stati autori di grande importanza nel dibattito italiano, come Antonio Moresco o Aldo Nove, e che ancora adesso NI può vantarsi della partecipazione di Roberto Saviano) e, allo stesso tempo, proprio in forza del lavoro di connessione che gli “indiani” hanno messo in opera, è riconosciuta in rete proprio nei termini della rete. A conti fatti, mi sembra questo l’aspetto più interessante, dato il circolo virtuoso che riesce a implementare e dato che esemplifica una modalità diversa di autorevolezza, fondata in funzione della comunità che mantiene e che la mantiene.

Il secondo punto è che non a caso ho definito i blog, e comunque gli altri soggetti in rete aggregati da Nazione Indiana, come “amici” e non “satelliti” o con altri termini analoghi. Potrebbe  sembrare ovvio, date le evidenti differenze di traffico o di autorevolezza o di quant’altro che NI mostra rispetto ad altre realtà simili, che venga instaurato un rapporto più o meno egemonico da parte di Nazione Indiana e, invece, i soggetti che riesce a organizzare e su cui incanala parte del proprio traffico sono del tutto indipendenti. Questo è un aspetto non secondario nel passaggio dalla mediazione all’aggregazione. L’aggregazione infatti non introduce una logica gerarchica ma, piuttosto, una geografia di affinità, i cui luoghi valgono in quanto tali e non in funzione del metro introdotto da chi ha il ruolo della misura.

Il terzo punto è una specie di paradosso. Se Nazione Indiana riesce a mappare in modo virtuoso una parte importante della rete, se riesce a riversare nella rete materiali e voci in grado di generare dibattiti, contenuti complessi e traffico alto, quando si tratta di fare il passaggio inverso, e cioè di tornare dalla rete al mondo reale, ecco che il meccanismo si inceppa. Per esperienza personale e per le conferme che mi hanno dato diversi “indiani”, posso dire che le migliaia e migliaia di accessi al mese si riducono neppure alle decine ma alle unità di corpi fisici che partecipano alle letture e alle presentazioni o che comprano i libri segnalati. Questo punto è forse da leggere come il sintomo di una stagione di transizione, dalle modalità di produzione culturale invalse finora a quelle che si stanno creando a partire dalla diffusione sempre più estesa della rete, ed in cui tra elementi delle prime (per esempio, le letture) e delle seconde (le visite ad un blog) non c’è (ancora) permeabilità. Tuttavia, e sempre partendo dall’idea del cambiamento di modalità, si potrebbe anche pensare che le prime non sono adeguate a entrare in sistema con le altre e, allora, più che il sintomo di una transizione, questo passaggio mancante è la cifra di ciò che si sta avverando. Chiaramente, non ho risposte da dare al riguardo ma, in fondo, si tratta solo di aver pazienza e vedere come va a finire!



2 Responses to “la mediazione, l’aggregazione e nazione indiana”

  1. Ciao Gherardo, non sono molto d’accordo col tuo scritto, nonostante il complimentone che ci fai.

    Mi sento chiamato in causa, perché quello che definisci “nuova modalità di mediazione” dipende dalla natura tecnica di blog che ha Nazione Indiana ed è un fatto non proprio nuovo, che risale al 2003-2005. Il blogroll è spesso un OPML del proprio aggregatore di feed e rappresenta la lista dei blog a cui si è iscritti. Serve esattamente a fare quello che scrivi tu.

    Nel nostro caso NI è un blog a più autori e come gli articoli pubblicati riflettono la diversità delle nostre personalità, così il blogroll è una miscela di cose degne di attenzione molto eterogenee e con un valore diverso per ciascuno di noi.

    Quando descrivi NI come aggregatore cogli tuttavia un punto importante, perché credo che la scoperta di informazioni in rete passi sempre di più da “aggregatori” che fungono da facilitatori di incontro, motori di sparpagliamento anziché di concentrazione e creazione di un “pubblico di consumatori”.

    Il ruolo di NI come aggregatore dipende per primo dalle persone che ne fanno parte, dal loro lavoro ed impegno, per secondo dai lettori che ci hanno seguito, criticato e rilanciato, e in ultimo e non meno dal fatto che la sua presenza in rete è stata voluta, mantenuta, migliorata e costantemente misurata. Gli indiani sanno bene quanto io sia attento e rompiscatole (spesso inascoltato) alle questioni di leggibilità, usabilità per il lettore, impaginazione e disponibilità. I nostri feed sono completi dal 2005 quando ci sono amici che hanno feed parziali e monchi ancora oggi nel 2009.

    Per cui alla fine tra centinaia di (lit)blog di ottima qualità NI semplicemente c’è, è lì disponibile ed è un possibile e comodo punto di passaggio (ruolo che hanno anche altri blog, a quanto risulta dalle mie statistiche).

    Dove ero rimasto? Perché non sono d’accordo con te? Ah, il blog di gruppo. In realtà sono d’accordo. Uno dei punti che immagino siano interessanti per il lettore è la presenza di molte voci con un tentativo minimo di armonizzazione. Una allegra confusione, ognuno scrive quel che ha piacere di scrivere, con un coordinamento molto informale. Immagino che in questa diversità ogni lettore peschi ciò che gli piace e salti a pié pari il resto. Questo è anche una debolezza, perché in NI è difficile usare tutte le possibilità di comunicazione proprie di un blog personale ed individuale: non posso parlare delle mie private cose, del libro che ho scritto, delle mie sbragate, non posso coinvolgere più direttamente i lettori (nei commenti, in attività extrablog). Non posso rivoluzionare l’impaginazione ogni settimana, perché essa serve a molti indiani insieme e serve ai lettori per orientarsi. Insomma, è un progetto complesso e si fa fatica a segmentare i lettori, fargli fare cose, coinvolgerli in attività mirate, misurare i risultati.

    Quindi il paradosso della difficoltà di portare le persone fuori rete è vero, e dipende essenzialmente dalle idiosincrasie di gruppo, dalle malattie organizzative da cui siamo afflitti, disturbi non mortali e superabili, che però ci sono.

    Non so se ti ho risposto, in realtà mi sembra di avere divagato molto,

  2. ciao jan,
    grazie per il parere e scusa il ritardo nel rispondere (le feste hanno fatto strage di me ;-)
    anch’io tocco qualche punto qui e lì. sono d’accordo che le modalità usate da ni non sono nuove e, anzi, sono proprio quelle strutturali del blog. tuttavia, nel tentativo che sto facendo, da qualche tempo a questa parte, di fare una prima (e veramente sparuta, purtroppo) analisi del passaggio alla rete della letteratura, non posso non segnalare che quel ruolo importante di aggregazione richiesto dalla rete è svolto proprio da nazione indiana – che ha saputo, meglio di altri, sfruttare più o meno consapevolmente gli strumenti della rete. e poi mi sembra fondamentale sottolineare la differenza che corre tra le modalità di mediazione (l’aggregazione appunto) introdotte da ni, sfruttando le modalità del blog, e quelle presenti al momento del suo avvio (per altro, mi sembra giustissima l’opposizione che fai tra sparpagliamento e concentrazione).
    segnali, poi, quasi a margine, la natura più o meno caotica, informale e disomogenea del gruppo indiano eppure, di nuovo, mi sembra veramente una differenza fondamentale rispetto ad altre esperienze e realtà letterarie precedenti a ni e alla rete. parlo di riviste, gruppi e cose simili che invece erano spesso estremamente compatte, omogenee, in non pochi casi ideologizzate. anche questo punto andrebbe analizzato, nonostante non sia “volontario”, per così dire.
    ultimo punto, la questione dolente del ritorno al reale, ovvero del portare le persone fuori rete come dici tu e che riporti ad una carenza strutturale e organizzativa. su questo in effetti non credo di essere d’accordissimo. o meglio, la vedo così: immagino che un’organizzazione più efficiente può ottenere dei risultati su questo fronte eppure continuo a pensare che ci sia un gap tra i modi di aggregazione extra-rete e intra-rete. e, proprio perché penso che il circolo è virtuoso solo se le due aree entrano veramente in dialogo, mi sembra che ci sia ancora da ragionare per poter ottenere quel risultato.


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