bgmole on bina n° 79

26Ott09

Dal settembre 2009, Marco Giovenale ha ripreso a produrre e distribuire bina, la famosa “lettera aperta e (a)periodica” a cui aveva dato vita insieme a Massimo Sannelli nel 2003. Si tratta dell’invio di una mail con una pagina allegata. Ogni pagina contiene un breve testo o un micro-saggio o una mini-silloge di testi. bina ha pubblicato autori contemporanei e (più o meno) canonizzati, italiani e stranieri, ed è una della ottime idee che Giovenale ha avuto nel campo dello sfruttamento degli strumenti digitali ai fini letterari (altri esempi sono gli opeb o la recente lettere grosse). Per ricevere bina basta fare richiesta e, per questo, vi rimando alla pagina dedicata sul blog di Giovenale: http://slowforward.wordpress.com/bina/

Colgo l’occasione di segnalare bina anche perché sul numero corrente, ovvero il 79, appaiono delle mie micro-prose. Sono i primi testi di un lavoro che ho in corso e che si intitola Senza paragone. Di seguito, il testo apparso su bina:

senza paragone 1

01. come lunghe, rade catene di molecole, distese attraverso gli spessori interminabili dell’aria, che allontanano, nei pomeriggi d’estate, lungo gli ordini dei secondi dell’anno, i mobili in penombra, colmando gli spazi, che ci lasciamo alle spalle, mentre i giorni, che si disfano in appunti incompleti, in disegni sbagliati, in discorsi che finiscono in poco

02. non più delle nuvole, delle loro forme, tra le correnti, che muovono il cielo, l’aria, ciò che ci separa dagli altri, dall’alto, che conclude la propria apertura per dove

03. e come segni, incisi su pietra, di una storia

04. simili alle cose che non dici, alle storie di un tempo, sul salario e il futuro, sulle giornate spese a vivere le proprie fortune di consumatore esperto, di parlante la lingua del frangente delle merci, che crescevano negli angoli, che aumentavano nei numeri, nelle tue stanze, in cui, senza parole, percorrevi il giorno, solo con un unico fonema lacerante senza senso, senza fondo

05. come pieghe del lenzuolo, come particolari d’abbigliamento, dei visi di altri passeggeri, in autobus, di colleghi che hai richiesto di un parere, mentre la sera di dicembre entra in città e si dirige, con pena, verso il tuo appartamento, verso i resti di momenti la cui trama, con pochi spunti, con pochi sbagli

06. come rumori che attraversano la notte, il tuo appartamento, scostando le idee che hai donato alla veglia, sulle sedie in salotto, lungo il corridoio in ingresso

07. come un bicchiere sul piano del tavolo bianco, e l’acqua versata ai suoi piedi, per lo più lungo la circonferenza, a parte qualche goccia, isolata, come l’effetto d’insieme di una trovata geniale, quella della tensione superficiale, quella dell’attrazione tra le particole del liquido che sentono il fascino preconscio della forma e l’orrore, il misero sgomento della perdita di un piano, per il futuro, per ciò che è in corso e che non ti appartiene

08. simili ad un piccolo parcheggio fuori mano, dietro l’edificio delle scuole, al primo imbrunire dell’autunno, mentre gli adolescenti passano in scooter e, nelle case, gli adulti si esimono dal dire, attingendo ai saperi del telegiornale

09. come frasi dette per errore, che escono dallo spazio dell’incerto, e cristallizzano le possibilità immediate, tra gli sguardi di chi parla, tra i mobili, le pareti con i quadri, i particolari d’interni frequentati dalle abitudini d’acquisto, dai frangenti successivi

10. affine alle stanze che vedi in televisione, alle loro mancanze in termini di accessori di arredo, di profondità, di abitudini residue che la sera ti tolgono il fiato

11. come questioni di poco conto, sollevate nel corso di sere d’estate, durante le quali il futuro si sfibra, in vaghe memorie di intenzioni, di frasi distratte, di sospetti mai chiariti, la cui dispersione punteggia le vicende di altri giorni, che comprendono viaggi in bicicletta verso l’ufficio, attese alla cassa, silenzi improvvisi che al termine di pomeriggi casalinghi, senza che nessuno, mai, ne raggiunga la fine

12. non diverso dagli errori, dalle poche cose che hai imparato dalla vita, dai tuoi giorni che l’incertezza, tra la confusione dei particolari, delle interpretazioni, sminuzza in ricordi di poco conto, che torneranno



4 Responses to “bgmole on bina n° 79”

  1. 1 Fabio Teti

    Per quel che vale, lo dico: questi fasci sono tra le cose più interessanti che ho letto negli ultimi tempi. Il numero 7 una perla, addirittura. Complimenti, e buon lavoro,

    F.T.

  2. caro fabio,
    grazie mille. so che sei un lettore molto fine e appassionato e un tuo parere così positivo non può che farmi piacere. “senza paragone” sta procedendo, come al solito con estrema lentezza. eventualmente riposterò qualcos’altro (qui o su altri blog).
    a presto
    gh.

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  1. 1 segnalo la segnalazione « slowforward

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