notazine n° 3

03Ago09
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È uscito Notazine n° 3, il terzo numero di una rivista in .pdf edita da Notamax, ovvero Massimo Nota. Segnalo lo cosa per due motivi: il primo è il fascino labirintico, ingenuo e sinistro allo stesso tempo, dei disegni di Nota; il secondo è il fatto che, per “conversare” con le sue immagini, Nota ha scelto alcune delle mie tracce.

Ultima cosa: il .pdf è in due versioni, italiana e inglese, e contiene anche una mia prefazione, che riporto di seguito:

Se l’autore è qualcuno che cerca non di duplicare l’ordine (sconosciuto) del mondo ma di offrire al lettore un ordine del mondo, come esperimento sul mondo stesso, le tecniche principali di cui può fare uso sono il catalogo, la giustapposizione, l’elenco. E fondando la propria autorità sul progetto di radunare immagini disperse, frasi incomplete e significati discontinui, scopre alla fine il nucleo intimamente etico di ciò che sta facendo. Per quanto importanti possano suonare queste parole, credo che sia proprio da questo punto di vista che può essere capito un libro come quello che qui inizia.
E che cos’è questo libro? Soprattutto, è una specie di Wunderkammer grafica e verbale, in cui oggetti estetici fuori dal comune trovano un luogo ed un destino comuni. Come ogni Wunderkammer, può esercitare due tipi di fascino. Da una parte, può sedurre i lettori con la ricchezza e la stranezza della sua collezione, con l’affascinante attrazione della sua forza centripeta, che mette insieme “cose” così strane e differenti. Dall’altra parte, rapisce lo sguardo e l’attenzione dei lettori lungo le linee delle spinte centrifughe che mantiene, essendo ogni singola figura o frase in grado di catturare la loro immaginazione, e portarla in un mondo differente, suggerendo differenti parametri di realtà.
In questo senso, ogni esemplare della sua collezione appare come una traccia di qualcosa che è successo (un atto dell’autore, una mossa del mondo), in un processo di reazione continua agli eventi che formano la nostra vita, ai pensieri, ai sentimenti e alle percezioni che continuamente generiamo e sperimentiamo. Allo stesso tempo, ogni immagine o frase appare come una traccia che conduce ad un’intuizione o ad un’altra, a questa o a quella forma generale del mondo che la sua realtà implica.
Nel cuore di questa esposizione, come dicevo, c’è il potere razionale/irrazionale della giustapposizione la cui sequenza instaura un unico ordine, netto e rigoroso, generando allo stesso tempo i flussi di significati e sensazioni incontrollati. A sua volta, nel cuore delle giustapposizione, c’è un vuoto. È il vuoto tra una cosa e l’altra, dove stanno due segreti: quello dell’autore, in cui nasconde la sua scelta di mettere insieme quelle cose e non altre, che è il vero terreno su cui ha costruito la sua autorialità ed il suo lavoro; quello del lettore, che scopre in esso ciò che non sapeva di sapere e trova posti, ricordi e parole che vivono in aree remote e dimenticate della sua persona.
Così, ecco che cos’è questo libro: un lavoro su una mancanza, una collaborazione in vista di un futuro vicino in cui ci sarà qualcosa, invece di non avere niente.

Se l’autore è qualcuno che cerca non di duplicare l’ordine (sconosciuto) del mondo ma di offrire al lettore un ordine del mondo, come esperimento sul mondo stesso, le tecniche principali di cui può fare uso sono il catalogo, la giustapposizione, l’elenco. E fondando la propria autorità sul progetto di radunare immagini disperse, frasi incomplete e significati discontinui, scopre alla fine il nucleo intimamente etico di ciò che sta facendo. Per quanto importanti possano suonare queste parole, credo che sia proprio da questo punto di vista che può essere capito un libro come quello che qui inizia.

E che cos’è questo libro? Soprattutto, è una specie di Wunderkammer grafica e verbale, in cui oggetti estetici fuori dal comune trovano un luogo ed un destino comuni. Come ogni Wunderkammer, può esercitare due tipi di fascino. Da una parte, può sedurre i lettori con la ricchezza e la stranezza della sua collezione, con l’affascinante attrazione della sua forza centripeta, che mette insieme “cose” così strane e differenti. Dall’altra parte, rapisce lo sguardo e l’attenzione dei lettori lungo le linee delle spinte centrifughe che mantiene, essendo ogni singola figura o frase in grado di catturare la loro immaginazione, e portarla in un mondo differente, suggerendo differenti parametri di realtà.

In questo senso, ogni esemplare della sua collezione appare come una traccia di qualcosa che è successo (un atto dell’autore, una mossa del mondo), in un processo di reazione continua agli eventi che formano la nostra vita, ai pensieri, ai sentimenti e alle percezioni che continuamente generiamo e sperimentiamo. Allo stesso tempo, ogni immagine o frase appare come una traccia che conduce ad un’intuizione o ad un’altra, a questa o a quella forma generale del mondo che la sua realtà implica.

Nel cuore di questa esposizione, come dicevo, c’è il potere razionale/irrazionale della giustapposizione la cui sequenza instaura un unico ordine, netto e rigoroso, generando allo stesso tempo i flussi di significati e sensazioni incontrollati. A sua volta, nel cuore delle giustapposizione, c’è un vuoto. È il vuoto tra una cosa e l’altra, dove stanno due segreti: quello dell’autore, in cui nasconde la sua scelta di mettere insieme quelle cose e non altre, che è il vero terreno su cui ha costruito la sua autorialità ed il suo lavoro; quello del lettore, che scopre in esso ciò che non sapeva di sapere e trova posti, ricordi e parole che vivono in aree remote e dimenticate della sua persona.

Così, ecco che cos’è questo libro: un lavoro su una mancanza, una collaborazione in vista di un futuro vicino in cui ci sarà qualcosa, invece di non avere niente.



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