la mano della miseria gira il mulino

31Ago08

È su una scala di legno da trent’anni mai tirata a cera, nella polvere delle cicche buttate sulla soglia, in mezzo a un plotone di impiegatucci meschini e selvaggi insieme, con la bombetta in testa, in mano la valigia da minestra, che due volte al giorno inizia la nostra asfissia.

Una luce reticente regna all’interno di quella chiocciola scalcinata, dove ondeggia a mezz’aria la raspatura del legno grezzo. Nel rumore delle scarpe issate stancamente da uno scalino all’altro, intorno a un asse sudicio, ci avviciniamo con andatura da chicchi di caffè all’ingranaggio stritolatore.

Ognuno crede di muoversi allo stato libero, perché lo costringe un’oppressione estremamente semplice, che non differisce molto dalla gravità: dal fondo dei cieli la mano della miseria gira il mulino.

da Il partito preso delle cose / Francis Ponge. Einaudi, 1979



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